I mobili, le sedie, i letti, le librerie, stanno nello spazio che abitiamo.
Chi abita i mobili? Lo spazio interno del mobile è oscuro, buio, pieno o vuoto non pone il quesito di chi lo abita, siamo abituati a pensare ad oggetti inanimati, stipati o ordinati in mobili inanimati.
Consegniamo alla funzione pura l'interno quando all'esterno concediamo l'ornamento, la forma, la luce, segreghiamo oggetti amati dentro una cella. Trasformando, derestaurando, una vecchia madia, mi sono chiesto, tra le altre cose, se, (posto che esista), chi le abita desideri la luce, desideri interrompere i lungo sonno cui gli oggetti contenuti sono costretti. Allora, definito l'aspetto ambientale esterno, quell'insieme di gibigianne e psichedelie che allietano un locale abitato, sono entrato nel mobile per capire come si vive dentro, come è abitabile un luogo in cui non si entra mai, come liberarlo.
Passando, come un ladro, dal tetto.
Γκελ γκελ καϊξή Vieni vieni kaixi* γιαβάς γιαβάς piano piano Μεσ΄της Πόλης τ΄ακρογιάλι nella costa della Città μέσ΄τη σιγαλιά nel silenzio μεσ΄του χαρεμιού τη λίμνη nel lago dell’harem γκέλ γκέλ καιξή vieni vieni kaixì
Να κλέψω τη Che rapisca γκιουζέλ χανούμ la bella signora σκλάβα μέσα στο κελί της schiava nella sua cella κλαίει και θρηνεί piange e si dispera και ζητάει τη λευτεριά της e chiede la sua libertà γκελ γκελ καϊξή vieni vieni kaixì **
* καϊκι/kaiki è il caicco una piccola imbarcazione. Καϊξης/kaixis è colui che la guida.
Io mi adatto alle cose malmesse. Intendo dire che non mi piace metter ordine alle cose. Se qualcosa non è a posto di fronte a me, io non la metto a posto. Mi metto a posto io. (D. Arbus)